la rassegna della bottega delle arti



8-9 novembre 2019

DER BOXER

di e con Michele Vargiu

musiche di Elva Lutza

Gianluca Dessì, chitarra

Nico Casu, tromba e voce

produzione Teatro Tabasco

 

Berlino, 9 Giugno 1933.

Le pareti della birreria Bock contengono tante di quelle persone che sembrano dover esplodere da un momento all’altro. L’aria è impregnata di fumo di sigari, sigarette e del vociare confuso degli astanti.

In quell’ambiente rumoroso e sovraeccitato di Fidicin Strasse sta per disputarsi la finale nazionale per il titolo dei pesi medi di pugilato.

L’incontro comincia e sotto gli occhi stupefatti dei presenti accade qualcosa di incredibile: un pugile giovanissimo e veloce stende in sole sei riprese quello che era il gran favorito dalla folla. Il ragazzo si muove sul ring come se danzasse ed è bello come un Dio. Il pubblico, specialmente quello femminile, è in visibilio. Lui, quel campione che danza sul ring, si chiama Johann Trollmann. E’ il nuovo campione di Germania. Ma c’è un problema: è uno zingaro. Da quel momento Johann diventerà un nemico giurato del regime nazista tedesco, che proprio nella boxe vedeva la più alta espressione per l’affermazione della supremazia della razza ariana. Un “nemico” amato e idolatrato dal popolo, che in lui non vede lo “zingaro” che il regime cerca con ogni mezzo di denigrare, ma un campione capace di emozionare e far sognare.

“Der Boxer” (“Il Pugile”, in lingua tedesca) vuole raccontare la grande e vera storia di un giovane uomo che con la sola forza della sua determinazione è riuscito a sfidare la follia della logica del Terzo Reich e a farsi amare da un popolo intero, danzando, proprio come su un ring, sull’assurdità delle leggi razziali.

Una vicenda senza tempo di sport, amore e guerra, una discesa senza freni all’interno di uno dei periodi più bui della nostra storia recente, narrata con rigore storico e senza rinunciare alle suggestioni del racconto teatrale, impreziosita dalle musiche, rigorosamente dal vivo, suonate dal duo “Elva Lutza”: Gianluca Dessì (chitarra) e Nico Casu (voce, tromba).

 “Der Boxer” è uno spettacolo che si presta per rappresentazioni in spazi teatrali o non convenzionali, ed è adatto ad un pubblico di qualsiasi età.


22-23 novembre 2019

VOGLIO ESSERE INCINTO

di e con Mirko Corradini

drammaturgia Ornela Marcon e Mirko Corradini

regia Mirko Corradini e Andrea Deanesi

assistenti regia Andrea Visibelli e e Nicola Piffer

produzione Teatro E

 

Sempre più spesso i compagni delle donne incinte accusano dei sintomi tipici della gravidanza: nausea, vomito, voglie e aumento di peso fino alle doglie. Il
fenomeno prende il nome di "sindrome della Couvade".
Voglio essere incinto non è però la storia della sindrome della Couvade: è la storia di un uomo che fin da bambino è stato invidioso delle donne, della loro forza, delle mestruazioni, della gravidanza e del sogno di sentir crescere una vita dentro il proprio corpo, insomma, la grande invidia nei confronti delle donne, derivante dalla consapevolezza che esse hanno un ruolo maggiore rispetto agli uomini in quello che è il vero scopo di ogni essere umano, creare vita.

La vita delle donne ha la fortuna/sfortuna di essere racchiusa in cicli. Le mestruazioni rappresentano un ciclo vitale, dal quale le donne non possono esimersi. Ma questo crea la loro forza. Un uomo ha una vita che parte da A per arrivare a B, una linea retta, continua. Le donne invece, all’interno di questa linea vivono cicli continui, con situazioni che si ripetono, che si riconoscono, che in qualche modo permettono loro di conoscersi e capirsi sempre meglio. Inoltre hanno la possibilità di creare vita, di averla dentro di sé. Anche l’uomo è naturalmente partecipe di questo miracolo, ma non in toto. Durante il periodo della gravidanza una donna non lascia mai il suo bambino. È con lui quando va lavorare, quando va in bagno, quando sta bene, quando piange. Un uomo no, non può.
Da qui nasce l’invidia, e da questa invidia nasce la ricerca che è alla base dell’idea dello spettacolo: come può un uomo vivere il parto? Di certo non fisicamente, ma come può essere presente ed entrare in relazione con suo figlio anche durante la gravidanza? Voglio essere incinto tratta questo argomento in modo comico e brillante, lasciando però spazio anche alla poesia ed alla riflessione, e punta a diventare “strumento di preparazione” per i padri.


13-14 dicembre 2019

DICE CHE VIENE A PIOVERE

di e con Maria Augusta Balla

produzione EpsilonThéâtre

scenografie Doris Baumgartner

grafica Silvia Genta / Raffaella Brusaglino

 

Lia è una donna.

Lia è un’anziana.

Non si sa quanti anni abbia. Forse 70, forse 80, forse anche di più.

Lia è sola.

Il luogo in cui si trova è un cimitero.

Ci va tutti giorni, con il caldo, con la neve, con il vento e anche quando piove. Come oggi che forse, dicono, pioverà.

Con sguardo talvolta ingenuo, talvolta cinico, talvolta civettuolo e in un succedersi calmo di domande e intuizioni, Lia viaggia dal suo presente ai ricordi del passato, accarezzando con ironia l’inspiegabile mistero che l’attende.

 

Spettacolo selezionato alla VI ed. del Torino Fringe Festival 2018.


10-11 gennaio 2020

MI ABBATTO E SONO FELICE

 

di Daniele Ronco (ispirandosi a La decrescita felice di Maurizio Pallante)

con Daniele Ronco
regia Marco Cavicchioli
elementi di scena Piero Ronco, Federico Merula, Lorenzo Rota

realizzato con il sostegno di Teatro Tangram, Fondazione Piemonte dal Vivo, Città di Orbassano, Comune di Cumiana

produzione Mulino ad Arte 2015

 

PREMI: MaldiPalco (2015) | CassinoOFF (2016) | Voce della società giovanile (2017) | Anello verde - miglior spettacolo teatrale green & smart (2018)

 
Disagio, crisi, scarsa produttività, povertà, inquinamento, surriscaldamento globale, etc.. Ma come, nell’era del benessere ci sono tutti questi problemi?! La felicità dell’uomo occidentale pare essere direttamente proporzionale a quanto produce e quanto consuma: producendo si ottiene denaro e più denaro si possiede, più si consuma e ci si sente felici. Siamo certi di questa affermazione? Molti di noi avrebbero la risposta pronta, ma a parole siamo bravi tutti. Sono i fatti quelli che contano. Pensiamo per un attimo alla tensione che scorre all’ora di punta nei centri delle città, quando basta un clacson per far scoppiare una rissa. Pensiamo all’invidia nei confronti di chi ottiene un passaggio di livello, ai continui piagnistei delle persone davanti a uno spritz, ai milioni di finanziamenti suicidi per assicurarsi un’ automobile da 40.000 euro, alle farmacie prese d’ assalto da una popolazione malata e acciaccata. Vi sembrano segni di un popolo felice?

Siamo la specie più invasiva della Terra, accecata da un materialismo dilagante. L’ipocrisia è all’ordine del giorno.
In tutto questo, l’unica ancora di salvezza è l’Amore. L’unica variabile impazzita, l’unica variabile a sfuggire alle leggi della fisica e della chimica. L’amore per se stessi, per le altre creature e per il pianeta che ci ospita potrà salvarci da un declino altrimenti inarrestabile.

L’amore non costa, non crea PIL, non inquina, è scomodo perché fa ammalare di meno, perché sfugge alle statistiche, perché non è tassabile, almeno per ora. “Mi abbatto e sono felice” non utilizza energia elettrica in maniera tradizionale. Si autoalimenta grazie allo sforzo prodotto dall’attore in scena, che pedalando per un’ora intera su una bicicletta recuperata nel garage del nonno, fa girare una dinamo collegata ad un faro, che si illumina a seconda dell’intensità della pedalata. Non sono presenti altri elementi scenici, i costumi sono essenziali e originali di nonno Michele. Le musiche sono live. E’ lo stesso attore ad accompagnare il pubblico in alcune esperienze sensoriali, suonando uno strumento a percussione in legno, realizzato a mano da un artigiano africano.


24-25 gennaio 2020

EDIPUS

di Giovanni Testori

con Silvio Barbiero

co-produzione Evoè!Teatro e Mare Alto Teatro

 

Giovanni Testori rappresenta perfettamente quella figura di intellettuale scomodo e al tempo stesso in continua relazione con la società, la cui assoluta assenza nei nostri oscuri e oscuranti tempi ce ne ricorda di contro l’assoluta necessità. Edipus è un testo magmatico, incandescente, un esercizio di libertà per pubblico e attore. Edipus è l’autorevole risposta ad ogni comoda interpretazione del termine “teatro popolare”, tornato oggi di gran moda, naturalmente svilito a brand commerciale e dimentico della lezione dei suoi primi teorici e praticanti, penso al monumentale Jean Vilar e da noi all’esperienza del TPI di Vittorio Gassman.

Popolare dunque per accessibilità ma non per i contenuti, per la fruibilità ma non certo per l’ispirazione. Edipus racconta le vicissitudini della gran Tebis ricorrendo ad una lingua coniata dall'autore fondendovi dialetti contemporanei e costruzioni grammaticali arcaiche,volgare e poetico, una lingua immaginifica e terrestre, immensa, altissima e triviale, metaforica ed esplicita. Ne viene fuori uno spettacolo divertente e commovente.
“Allora che la sua compagnia è finita in la merda e a recitare è rimasto lui solo”, ad allestire l’intero spettacolo provvede lo Scarrozzante, figura donchisciottesca e attualissima di quel “teatro che existe e rexisterà contro tutto e tutti “. Laio, Giocasta, Edipo, Dioniso tutto passa per il corpo e l’anima dolente del indomito Scarrozzante, che interpreta tutti i ruoli in un turbinante alternarsi di emozioni.


14-15 febbraio 2020

NEVROTICI SESSUALI

con Christian Renzicchi, Giulio Federico Janni, Silvia Marchetti, Alessio Dalla Costa, Gelsomina Bassetti

aiuto regia Sara Santolini

regia Giulio Federico Janni

produzione RAUMTRAUM

 

“Nevrotici Sessuali” è una commedia brillante e cattiva che mette a nudo tutti i pensieri che nei rapporti di lavoro, amore, famiglia e amicizia non si ha il coraggio di esprimere.

Lo spettacolo racconta infatti l’agghiacciante ipocrisia dei comuni rapporti personali, nei quali le voci di dentro mistificano le voci di fuori: frustrate le prime, accomodanti le seconde. Il tutto in un quadro esilarante nel quale nessuno sa davvero quale siano le reali intenzioni del proprio interlocutore e, cercando di indovinarle, finisce per creare situazioni grottesche ma tutt’altro che inverosimili.

Attorno all'ossessiva paura di dire, o fare, la cosa sbagliata ruotano dunque le vite di una suocera spassosa nella sua invadenza e malinconica nella sua ricerca di attenzione, di un collega sul filo di una crisi di nervi che troverà conforto nelle fantasie realizzate di un marito annoiato e di un imprenditore depotenziato che riscoprirà il suo entusiasmo fra le braccia di una moglie ingabbiata nel suo ruolo sociale.


28-29 febbraio 2020

DUE UNA STORIA D’AMORE

di Manuela Fischietti
con Stefano Pietro Detassis e Manuela Fischietti

regia Maura Pettorruso

scene e costumi Tessa Battisti

luci e audio Claudio Zanna

una produzione Rifiuti Speciali
con il sostegno di Spazio OFF Trento e Fondazione Caritro

 

“Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione” Z. Bauman

Carla e Matteo sono due persone normali, due fra noi, due di noi. Un lavoro fisso, sogni nel cassetto, relazioni fallite alle spalle. Niente di troppo o troppo poco. Si incontrano in un bar, parlano, qualcosa scatta dentro di loro: la relazione inizia. Le prime vacanze, i ricordi che li uniscono, la convivenza, l'abitudine, le crisi. La noia. Ma Carla e Matteo non cedono, non vogliono cedere: si amano, lo sanno. Perché allora tutto si annebbia? Perché non riescono a comunicare se non attraverso magliette ristrette in lavatrice o caffettiere esplose in cucina? A cosa serve l'amore se l'amore non basta? DUE è la rappresentazione celata di una terapia di coppia. Carla e Matteo sbagliano ma possono "tornare" indietro, riprovare, correggersi, applicare gli strumenti di lavoro che qualcuno gli ha consegnato. "Torniamo indietro?" "Da dove?" "Dall'inizio."
E Carla e Matteo ci riprovano. All'inizio basta cambiare un tono sbagliato, una parola sfuggita per ricucire una situazione di tensione, ma a poco a poco, la profondità che li divide diventa così incolmabile da franare.
DUE non è uno spettacolo su una storia d'amore. E' un ironico sguardo sulla banalità dell'amore, sull'incapacità di comunicare, sugli orgogli che lottano.


13-14 marzo 2020

RESTA

di Silvia Marchetti

con Giulio Federico Janni

produzione Compagnia del Calzino

 

“Solo un idiota cade velocemente in guerra o in amore”.

Una cattedra. Una sedia. Un insegnante. E una lezione, durissima, da apprendere. Josef Canetti è un professore di mezz’età, serio, preciso, rigoroso al limite della rigidità. Egli ha dedicato la propria esistenza al tentativo (vano?) di introdurre i suoi allievi alla vita attraverso l’amore per la letteratura, col risultato di rendere entrambe del tutto incomprensibili e inaccessibili e di esasperare quel divario culturale, generazionale, comunicativo ed emotivo con la classe che gli sta di fronte, divario ch’egli per primo sente così incolmabile. Egli ama profondamente la sua materia d’insegnamento, lettere: sente come tra le pagine scorra la vita, come la letteratura sublimi pulsioni, amori, dolori, paure, aspirazioni, desideri, e come, pur col suo renderli incorporei, essa riesca a ri-accenderli così profondamente nella carne di chi sa davvero leggerli. Come per lei: Margherita.

Ed è proprio a causa sua, di Margherita, che ora egli è (o si sente?) messo sotto processo da quegli stessi allievi cui egli sente invece di aver dedicato tutto sé stesso. Allievi (il pubblico) che ora sembrano avergli dichiarato guerra, che rifiutano di rivolgergli la parola poiché lo ritengono responsabile del suicidio della ragazza. Margherita era sua allieva l’anno precedente, e si è inspiegabilmente tolta la vita poco prima della maturità. Le voci si sono rincorse, accuse, mezze verità; c’è chi sostiene che la colpa sia da ricercarsi in quell’ultima insufficienza comminatale dal professore, chi lascia intravedere motivazioni ben più sottili e personali.

Canetti è un uomo fatto, non è bello, non è simpatico né gioviale. È un uomo solo, riservato, schivo. Un uomo reso duro dalla vita. Cosa manca per sospettare che sia anche altro? In fondo, non potrebbe essere un mostro? Il mostro cui attribuire tutte le colpe, soprattutto la più terribile: Margherita era giovane, bella, solare, desiderabile, mentre lui... E alla fine basta un dubbio per distruggere una vita.


27-28 marzo 2020

IL SENTIERO

di e con Gelsomina Bassetti

regia Maura Pettorruso

scenografia Gelsomina Bassetti

luci Claudio Zanna

produzione Aporia Teatro

 

Una donna vive una vita sospesa tra allucinazioni e realtà. Appesantita da una vita segnata in gioventù da una violenza, la donna ritorna, ogni anno, nel giorno del suo compleanno come in un rituale, in un luogo incontaminato: un sentiero nella natura Una foresta popolata di presenze provenienti dal passato di cui la donna non riesce – non vuole liberarsi. Rappresentano la realtà scomoda e dolorosa, la verità che lei non riesce ad affrontare. La donna vittima innocente di una spirale di dolore, comunica con delle “voci” che sente. Sono tutti i suoi ricordi che riaffiorano. Il dolore rimosso si ripresenta tratteggiando i contorni di una situazione sospesa, senza soluzione. Aporia. Solo il coraggio dell’abbandono potrà chiudere la porta della follia e mostrare la possibilità della speranza.


17-18 aprile 2020

POLLINI

di Alessia Giovanna Matrisciano

con Ilaria Giorgi, Francesco Guglielmi

 

Lei pensa di non avere “le mele” che tutti gli uomini vogliono, le cerca disperatamente in se stessa ma non le trova, vuole farle nascere e non nascono, e perciò non riesce a sentirsi donna. Lui sente in lei il profumo delle mele, prova per esso attrazione e ansia, prova paura inettitudine avversione ribellione e in questa frustrazione non riesce a sentirsi uomo. Lei non ama i gatti come molte altre donne, infatti tiene dieci topi dentro casa. La notte li libera e se li sente passeggiare sul corpo, e fa di quei pensieri indecenti che in verità fanno sorridere; sogna delle mani che la tocchino come una bambina sogna gli unicorni. Lui tiene sempre in tasca un ritaglio da un giornaletto di provincia nel quale un giorno è comparsa la sua foto; lo mostra a tutte le donne e racconta loro una notizia inventata, col solo effetto e forse scopo di farla fuggire. Sono due personaggi androgini, infantili, disadattati, che vogliono mostrarci come è buffo ed emozionante vivere in un’età fuori tempo massimo l’esperienza del primo amore.


8-9 maggio 2020

STRALCI D’AMORE

Musical

con Justine Caenazzo, Martina Lazzari, Edoardo Piacente, Matteo Sala
Regia e adattamento Fabio Slemer

Musica pianoforte dal vivo Gaia Gonella

Produzione Compagnia TTM – Triple Threat Musical

 

Chiudi gli occhi e pensa all'amore. Dolce musica e tramonti in spiaggia? Promesse di un “...e vissero per sempre felici e contenti”? Anche no. L'amore nel quotidiano è tutta un'altra storia! Un musical frizzante e senza peli sulla lingua, che racconta l'amore nelle sue molteplici forme attraverso una travolgente comicità e una massiccia dose di autoironia. Quattro personaggi, due donne e due uomini, si alternano sulla scena ricreando di volta in volta quelle situazioni di vita amorosa, familiare, sessuale, sentimentale che tutti noi, almeno una volta, abbiamo avuto il piacere (o il dispiacere, o l'imbarazzo!) di provare.