eichmann un criminale moderno


 

PROCESSO ALLA BANALITÀ

DEL MALE 

 

Il processo ad uno dei più grandi criminali nazisti, Adolf Eichmann, ispirato dal libro della giornalista e filosofa Hannah Arendt che all'inizio degli anni '60 scosse l'opinione pubblica, lo spettacolo solleva il problema della coscienza . Chi è davvero il mostro? Quanto l'uomo può rendersi complice di atroci crudeltà e non sentirsi minimamente responsabile. Non solo un processo all'individuo, ma un'analisi della società stessa e di come quello che sappiamo sia potuto accadere.

 

lettura-spettacolo realizzata con il sostegno della Soprintendenza per i Beni librari, archivistici e archeologici della Provincia Autonoma di Trento

 

Durata 1 ora

 


una guerra  da niente


drammaturgia Gelsomina Bassetti

 

Tutte le guerre, non solo quelle mondiali, sono state annunciate come guerre lampo. Si è cercato sempre di minimizzare la gravità e le conseguenze della guerra stessa, arrivando ad attribuire “intelligenza” perfino alle bombe. Ecco il perché di questo di questo titolo, volutamente sarcastico. La guerra non è mai una questione da niente: arresta la vita e crea una massa di uomini semplicemente terrorizzati, che cessano di vivere perché costretti ad abbandonare i loro progetti, obbligati a diventare pedine degli stati a cui appartengono. La guerra non è infatti una relazione tra uomo e uomo, ma tra stato e stato: il singolo è nemico del singolo solo accidentalmente. “Una guerra da niente” vuole presentare i diversi punti di vista dei singoli: un soldato italiano in trincea sul Pasubio, un cittadino austriaco in un bar di Vienna, un sacerdote protestante, una inviata di guerra, un generale italiano. Perché alcune persone sono radicalmente trasformate dalla guerra ed altre riescono, invece a mantenere umanità? Perché in taluni emerge una furiosa bestialità e dove è nascosta questa bestialità prima dello scoppiare della guerra? E difficile dare una risposta, ma è importante ricordare ciò che è accaduto e come ha influenzato la vita delle persone. Anche questa è memoria.

 

Durata 1 ora

 

con il sostegno della Soprintendenza per i Beni librari, archivistici e archeologici della Provincia Autonoma di Trento

 

piccole voci dalla shoah


drammaturgia di Maura Pettorruso 

 

Poche parole “nuove” possono essere spese attorno alla tragedia umana più immensa e mostruosa.

Il compito nostro e di tutti è quello di non dimenticare, non per continuare a dare voce ai fantasmi dell’orrore nazista, ma affinché tutto questo non appartenga più a nessuna realtà futura.

Ancora oggi, nonostante testimonianze, documenti, confessioni, e il peso “ingombrante” di un popolo decimato, c’è chi nega, minimizza, lascia che il dubbio irrompa nella sfera del rispetto e del ricordo.

Non dimenticare quindi anche perché ciò che è stato non sfumi nei confini di una realtà sbiadita, nebbiosa.

Non dimenticare perchè i riflettori della coscienza umana rimangano accesi e vigili sulla bestialità dell’uomo stesso.

Qui diamo voce a due “piccole vittime” di un orrore a loro sconosciuto.

Due bambini, una bambina ebrea e un bimbo tedesco, figlio del comandante del campo di concentramento.

L’ingenuità del loro racconto, il progredire della loro “strana” amicizia, si scontra e soccombe sotto l’avanzamento della follia nazista.

Bruno è il piccolo protagonista di “Il bambino con il pigiama a righe” che, nella nostra rielaborazione incontra Trudi Birgen, sopravvissuta allo sterminio, che ha raccolto la sua storia nel libro “Ho sognato la cioccolata per anni.

Il racconto di Bruno e Trudi prende forma, accompagnato dalle poesie scritte dai bambini rinchiusi nel campo di concentramento di Terezin, ultima fermata prima dello sterminio ad Auschwitz. Le poesie, arrivate miracolosamente fino a noi sono la testimonianza più viva e dolorosa dello sterminio nazista.

 

A parte intervengono le parole agghiaccianti e purtroppo vere di Rudolf Hoss, comandante ad Auschwitz proprio durante la “soluzione finale”.

Il testo nasce quindi dalla fusione di più fonti, immaginarie o reali, ma tutte legate dal filo rosso dell’antisemitismo e del nazismo.

Oltre la Memoria c’è il futuro, il nostro e il prossimo vicino e lontano, e la possibilità di un mondo privo di orrori lasciato nella frase conclusiva dello spettacolo “Forse un giorno, se ce lo lasceranno fare.”

 

Testi di riferimento:

"Il bambino con il pigiama a righe" di J. Boyne

"Ho sognato la cioccolata per anni" di T. Birger

"L'amico ritrovato" di F. Uhlmann

 

Durata 1 ora