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		<title>Joomla! powered Site</title>
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			<title>Powered by Joomla!</title>
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		<item>
			<title>V.I.O.L.A.</title>
			<link>http://www.emitflesti.it/home/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=76&amp;Itemid=42</link>
			<description>

V.I.O.L.A.


Drammaturgia di MAURA PETTORRUSO


Regia di MIRKO CORRADINI


 


Con


CINZIA SCOTTON


MAURA PETTORRUSO


ALESSIO DALLA COSTA


 


Disegno luci di GIANLUCA BOSIO


Realizzazione di MARCO PEGORETTI


Scenografie e costumi a cura di 


ANDREA COPPI, FRANCESCA POSTINGHEL


Si ringrazia per la collaborazione EMILIO 
FRATTINI


una coproduzione SPAZIOOFF - ESTROTEATRO - EMIT 
FLESTI


Distribuzione TrentoSpettacoli &amp;ndash;  (index.php?option=com_weblinks task=view catid=16 id=19) www.trentospettacoli.it (http://www.trentospettacoli.it/)  


 


 


La violenza domestica. 


La violenza di genere pi&amp;ugrave; 
nascosta e meno 
visibile a tutti.


Una violenza fra le mura di 
casa.


Una violenza subita da una donna
su cinque in 
Italia.


 


Dieci centimetri di muro 
separano noi da un altro 
appartamento.


 


Uno spettacolo che vorremmo 
rappresentare in casa 
vostra, nella vostra cucina, sul vostro tavolo.


Per aprire gli occhi.


 


Una drammaturgia senza belle 
parole, tanto 
agghiacciante quanto quotidiana.


Non vogliamo stupire, vogliamo 
raccontare.


 


Un uomo e una donna, marito e 
moglie, vivono in 
una appartamento uguale a tanti altri. 


Un appartamento che potrebbe 
essere il nostro. 
Preciso. Perfetto.


Nulla traspare, tutto &amp;egrave; 
offuscato.


Eppure si sentono urla, colpi 
strani, fughe 
notturne.


 


Possiamo decidere di vedere, di 
capire e non fare 
nulla.


Possiamo decidere di vedere, di 
capire e aprire 
la nostra porta.


 


&amp;ldquo;Questa storia non &amp;egrave; 
rassicurante. Non lo vuole 
essere. 


&amp;Egrave; un grido di aiuto.


Spero che qualcuno lo senta.&amp;rdquo;


</description>
			<category>Notizie - Ultime</category>
			<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 21:02:29 +0100</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>La Morte e la Fanciulla</title>
			<link>http://www.emitflesti.it/home/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=73&amp;Itemid=26</link>
			<description>
La trama



















A quindici anni dalla caduta del regime dittatoriale di
Pinochet, Paulina Salas cerca di liberarsi del ricordo pressante delle torture
subite durante l'oppressione. Suo marito, Gerando Escobar viene nominato capo
della commissione che si occuper&amp;agrave; di indagare i crimini del regime di Pinochet.


Una notte, rientrando a casa, buca la ruota e trova aiuto in
Roberto Miranda, un dottore che si presta di accompagnarlo a casa. E' l'inizio
di un nuovo incubo. Paulina riconosce in Roberto il medico che l'aveva sottoposta
ad atroci torture fisiche e psicologiche, il medico che ascoltava Schubert e
conosceva Nietzsche.Le parti, carnefice-vittima, si invertono. Paulina
imprigiona Roberto e chiede al marito di processarlo. Vuole una confessione
precisa di tutti i suoi misfatti. Roberto nega e Gerardo si trova a combattere
tra la giustizia personale e il bene pubblico di cui &amp;egrave; rappresentante. Il tema
indagato da Dorfman non si ferma semplicemente alla denuncia di un regime di oppressione
e violazione dei diritti umani pi&amp;ugrave; basilari, ma si interroga su cosa voglia
dire rinascita, ricostruzione, si domanda quale debba essere la strada corretta
da perseguire perch&amp;eacute; un paese ferito duramente possa tornare a vivere nel tempo
della civilt&amp;agrave; e del rispetto.


Dorfman pone quesiti, spinge il pubblico a una riflessione
ben pi&amp;ugrave; profonda del &amp;ldquo;non dimenticare&amp;rdquo;, cerca quali siano i sacrifici del
&amp;ldquo;dopo&amp;rdquo; necessari per riportare i confini tra il lecito e l'illecito nella
dimensione di una legislazione che non si ponga pi&amp;ugrave; al di sopra della vita e
della morte.


L'autore











Ariel Dorfman (Buenos Aires, 1942) &amp;egrave; uno scrittore cileno,
rifugiato in Canada durante la dittatura di Pinochet. Autore di numerose opere
di narrativa, teatro, poesia e saggistica, oltre che di film, insegna alla Duke
University, North Carolina. Ha ottenuto molti riconoscimenti internazionali,
tra i quali il Premio Olivier per la miglior opera teatrale con La morte e la fanciulla,
e il premio Writers' Guild per la miglior sceneggiatura con Prisoners in time.
I suoi libri pi&amp;ugrave; recenti sono The Nanny and the iceberg, un romanzo, e la
biografia Heading south, looking north. Durante la dittatura di Pinochet, ha
trascorso dieci anni in esilio. &amp;Egrave; Membro dell'Acad&amp;eacute;mie Universelle des
Cultures.




Il testo teatrale &amp;ldquo;La morte e la fanciulla&amp;rdquo; &amp;egrave; la sua opera
pi&amp;ugrave; importante, rappresentata in tutto il mondo. Roman Polanski ne ha fatto nel
1995 un film con Sigourney Weaver, Ben Kingsley e Stuart Wilson.



 


La regia









 









 









E&amp;rsquo; il 2020. Gerardo e Maria vivono in una casa
tecnologicamente avanzata, cos&amp;igrave; come possiamo immaginarci avvenga in un futuro
non lontano: telecamere, schermi che controllano ogni angolo della casa. Ma
Maria ha bisogno di qualcosa di pi&amp;ugrave;: una panic-room, una stanza nera, dove
rifugiarsi quando gli orrori del passato tornano a sconvolgere la sua
esistenza. Se nel testo originale di Dorfman l&amp;rsquo;azione si svolgeva nel Cile
post-Pinochet, nel riadattamento OzEmitFlesti &amp;egrave; il futuro dell'Italia che viene
messo in discussione. La rilettura de La morte e la fanciulla in chiave
&amp;ldquo;previdente&amp;rdquo; e non &amp;ldquo;in memoria di&amp;rdquo; consegna al testo di Dorfman un compito pi&amp;ugrave;
elevato: non solo &amp;ldquo;non dimenticare&amp;rdquo; ma soprattutto un'attenta riflessione su
quanto ci&amp;ograve; che &amp;egrave; stato possa ritornare, nel momento in cui la coscienza della
nazione si assopisce. Se Roberto Randami, nel testo originale, rappresentava lo
spettro della dittatura di Pinochet, il nuovo Roberto non ha un profilo
definito nell'Italia del 2020, ma riflette le paure, le incertezze, gli agguati
possibili nell'Italia di oggi, che designeranno il nostro futuro. Gerardo, il
personaggio della &amp;ldquo;rinascita&amp;rdquo;, dello &amp;ldquo;sguardo oltre&amp;rdquo;, si dibatte in un
difficile equilibrio tra giustizia pubblica e vendetta privata, arrivando,
nella ricerca di una verit&amp;agrave; di intenti, ad immedesimarsi nella vittima (sua
moglie Maria) e nel carnefice (Roberto Randami). La regia, nell&amp;rsquo;invertire e
confondere i ruoli vittima-carnefice, pone l&amp;rsquo;accento sull&amp;rsquo;esistenza di entrambe
le nature in ciascun animo umano: sono le condizioni sociali, l&amp;rsquo;indole
personale, le costrizioni fisiche e psicologiche a rendere in ciascuno di noi prevalente l&amp;rsquo;una o l&amp;rsquo;altra faccia di una stessa medaglia.


 


 


Vedi alcune foto: 1 (images/stories/emitflesti/lamorteelafanciulla/lmelf%20143%202009.jpg)     2 (images/stories/emitflesti/lamorteelafanciulla/lmelf%2027%202009.jpg)    3 (images/stories/emitflesti/lamorteelafanciulla/lmelf%2027%202009.jpg)  4 (images/stories/emitflesti/lamorteelafanciulla/lmelf%2032%202009.jpg)  5 (images/stories/emitflesti/lamorteelafanciulla/lmelf%2067%202009.jpg)  6 (images/stories/emitflesti/lamorteelafanciulla/lmelf%2082%202009.jpg)  7 (images/stories/emitflesti/lamorteelafanciulla/lmelf%2090%202009.jpg) 8 (images/stories/emitflesti/lamorteelafanciulla/lmelf%20128%202009.jpg)   


Scarica la scheda completa qui: La morte e la fanciulla (images/stories/emitflesti/lamorteelafanciulla/la%20morte%20e%20la%20fanciulla%20-%202009.pdf) 

</description>
			<category>Presente - Teatro</category>
			<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 22:30:27 +0100</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>La Morte e la Fanciulla: le critiche</title>
			<link>http://www.emitflesti.it/home/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=74&amp;Itemid=42</link>
			<description>








Corriere del Trentino &amp;ndash; Corriere della Sera, 26
aprile 2009


&amp;ldquo;La morte e la fanciulla&amp;rdquo;


Scena e regia creano il pathos


 


La scena &amp;egrave; bianca e asettica: materiali freddi
come tavoli da anatomopatologi o come cuori troppo raggelati ospitano le
esistenze barricate di Maria e Gerardo. La comunicazione &amp;egrave; interrotta, nella
trasposizione futuribile di uno scenario democratico post-dittatura dominato
dalla distanza e dall&amp;rsquo;alienazione, ben rappresentato dal gigantesco schermo che
domina l&amp;rsquo;abitazione e alimenta il distacco umano, imponendo un filtro
impermeabile all&amp;rsquo;incontro. Cos&amp;igrave; si presenta la scena della trasposizione
teatrale del testo di Ariel Dorfman &amp;ldquo;La morte e la fanciulla&amp;rdquo; che il regista
Rocco Sestito ha voluto per la nuova coproduzione Oz-Emit Flesti che ha
debuttato gioved&amp;igrave; scorso al teatro Cuminetti quale ultimo appuntamento della
stagione Trento Oltre [...].


&amp;Egrave; una messa in scena &amp;ldquo;La morte e la fanciulla&amp;rdquo;
che, nel gelo visivo da obitorio e da ineffabilit&amp;agrave; ben espresso dalla scena e
dalle altre acute scelte registiche, forse richiederebbe un crescendo da parte
degli attori per quanto riguarda l&amp;rsquo;implosione e l&amp;rsquo;esplosione di interiorit&amp;agrave;
cos&amp;igrave; lacerate, che non &amp;egrave; stato manifestato appieno in questa prima. Il
carnefice invece, il dottor Roberto Randami interpretato credibilmente da un
Bruno Vanzo che sa trasmettere tutta l&amp;rsquo;ambiguit&amp;agrave; del personaggio, non si vede
mai fisicamente in scena: compare solo in quel gigante video che rappresenta la
stanza accanto, a sottolineare maggiormente l&amp;rsquo;impossibilit&amp;agrave; di stare, di nuovo,
dopo quanto &amp;egrave; stato, fisicamente nella stessa stanza, nello stesso posto nel
mondo.


Claudia Gelmi


 


L'Adige, 26 aprile 2009


&amp;ldquo;La morte e la fanciulla&amp;rdquo;,uno spettacolo intenso


Si alza potente e tragica la musica di Schubert.
Invade il palcoscenico, incorniciato da leggeri teli bianchi. Bianchi come la
memoria che poco per volta si carica di ricordi e si rivela nella nudit&amp;agrave; di una
scena che, per rivivere il passato, ha bisogno di poche cose, un tavolo, delle
sedie. Ma soprattutto uno schermo, dal quale usciranno atroci verit&amp;agrave;. Questa la
cornice del nuovo lavoro, &amp;ldquo;La morte e la fanciulla&amp;rdquo;, di Ariel Dorfman, che le
compagnie Oz ed Emit Flesti hanno presentato in prima al teatro Cuminetti. Un
appuntamento atteso dopo i successi ottenuti con &amp;ldquo;Scene da un matrimonio&amp;rdquo; e che
ha confermato la qualit&amp;agrave; di un gruppo in grado di lavorare in significativa
sincronia sia sugli aspetti interpretativi che tecnici. L'allestimento ha
infatti messo in evidenza l'accurato studio dei particolari, il giusto e non
facile collegamento tra momenti teatrali e cinematografici, con l'intenso
apporto di linguaggi sia musicali che cromatici. Indicazioni di
professionalit&amp;agrave;, dunque, e non &amp;egrave; poco, per un testo affascinante, aperto a varie
letture, che il regista Rocco Sestito ha voluto mettere in scena utilizzando
pi&amp;ugrave; strumenti e armonizzandoli fra loro grazie anche a intuizioni artistiche
che a teatro fanno la differenza [...].


Bella regia, dunque, avvalorata anche dalla
presenza di attori come Alessio Dalla Costa e Maura Pettorruso con i quali
Sestito aveva gi&amp;agrave; lavorato con successo. Maura Pettorruso si &amp;egrave; calata in un
ruolo adatto a lei per forza e intensit&amp;agrave; [...]. Giustamente pi&amp;ugrave; trattenuto e
pi&amp;ugrave; pacato Alessio Dalla Costa che ha disegnato con l'ormai riconosciuta
naturalezza la figura di Gerardo Escobar[...]. Calorosi gli applausi dal
numeroso pubblico per un lavoro il cui percorso non potr&amp;agrave; che offrire ulteriori
prove di qualit&amp;agrave;.


Antonia Dalpiaz

</description>
			<category>Notizie - Ultime</category>
			<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 23:22:36 +0100</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Macerata: un altro successo</title>
			<link>http://www.emitflesti.it/home/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=72&amp;Itemid=42</link>
			<description>          Lo Spettacolo &amp;ldquo;Scene da un matrimonio&amp;rdquo; ha vinto a Macerata la 40&amp;deg; edizione del festival Nazionale Macerata teatro premio Angelo Perugini. E con questa salgono a cinque le vittorie su cinque concorsi a cui lo spettacolo ha partecipato. A Rocco Sestito &amp;egrave; andato il premio come miglior regista e Maura Pettorruso si &amp;egrave; aggiudicata il premio come migliore attrice. Ecco le motivazioni date dalla giuria del concorso:     Miglior spettacolo:  Lo spettacolo si snoda in un vibrante crescendo di intensit&amp;agrave; che suscita emozioni e riflessioni, e ripropone in modo suggestivo l&amp;rsquo;eterna simbiosi tra la vita e la scena, tra la realt&amp;agrave; e la sua rappresentazione teatrale. (grazie anche ai significativi momenti di contaminazione con altri testi attinenti alla vicenda).     Miglior regia:  Ha affrontato con intelligenza e partecipazione il non facile compito di realizzare teatralmente un&amp;rsquo;opera pensata per lo schermo. Ha usato il palcoscenico come luogo e tempo di un&amp;rsquo;emblematica vicenda di coppia, sottolineata anche con una variet&amp;agrave; di oggetti dal forte potere evocativo. Ha ben diretto la carica espressiva degli attori, ottenendone un&amp;rsquo;interpretazione al tempo stesso naturale, intensa e coinvolgente.     Miglior attrice:  Ha reso con intensa efficacia la complessa figura di una donna che vive sulla scena le tante sfaccettature dell&amp;rsquo;universo femminile. Ha saputo coinvolgere il pubblico in tutti i passaggi della sua vicenda, da quelli apparentemente pi&amp;ugrave; sereni e banali a quelli pi&amp;ugrave; tormentati e drammatici, dando prova di una sicura padronanza scenica e di una notevole capacit&amp;agrave; interpretativa.        </description>
			<category>Notizie - Ultime</category>
			<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 22:12:22 +0100</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Premi al festival di Gorizia</title>
			<link>http://www.emitflesti.it/home/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=71&amp;Itemid=42</link>
			<description>&amp;#39;Scene da un matrimonio&amp;#39;, lo spettacolo co-prodotto dalle due compagnie trentine Emit Flesti ed Oz, diretto da Rocco Sestito e interpretato da Maura Pettorruso e Alessio Dalla Costa, vince a Gorizia il quarto festival nazionale a cui ha finora preso parte dalla data del debutto, avvenuta al teatro Cuminetti di Trento il 18 aprile scorso.Da allora, l&amp;#39;escalation di premi non si &amp;egrave; arrestata: dopo il successo di pubblico e critica dell&amp;#39;esordio (pi&amp;ugrave; in basso le critiche e le recensioni della stampa locale, oltre agli allegati delle recensioni della stampa di Gorizia), la pi&amp;egrave;ce ha portato a casa il premio come miglior spettacolo il 13 luglio al Festival Il Grifone di Guardia Sanframondi (Benevento), il 25 luglio al Festival Sorgenti dell&amp;#39;Esino di Esanatoglia (Macerata), il 13 settembre al Festival Nazionale Sele d&amp;#39;Oro di Oliveto Citra (Salerno), per concludere con il premio ottenuto pochi giorni fa in uno tra i pi&amp;ugrave; importanti festival nazionali di teatro, il Festival Castello di Gorizia.A &amp;#39;Scene da un matrimonio&amp;#39; non &amp;egrave; andato soltanto il riconoscimento come miglior spettacolo assoluto, ma anche il premio al miglior attore, Alessio Dalla Costa, e alla miglior attrice, Maura Pettorruso. Un risultato che premia una produzione trentina, ma che si sta facendo spazio nel panorama nazionale: il Festival Il Castello di Gorizia &amp;egrave; infatti uno tra i tre o quattro pi&amp;ugrave; importanti a livello italiano, in cui si confrontano in ogni edizione le migliori compagnie in circolazione.&amp;#39;Scene da un matrimonio&amp;#39; ha infatti battuto la concorrenza della compagnia Teatro dei Picari di Macerata, in concorso con &amp;#39;Il diavolo con le zinne&amp;#39; di Dario Fo, e con la compagnia Estravagario di Verona con &amp;#39;Parenti serpenti&amp;#39;. La giuria ha premiato &amp;#39;Scene da un matrimonio&amp;#39; &amp;ldquo;per la scelta coraggiosa di un testo dalle tematiche esistenziali sempre attuali &amp;ndash; si legge nella motivazione della giuria -, impegnativo dal punto di vista recitativo e reso scenicamente con intenso coinvolgimento emotivo&amp;rdquo;.&amp;#39;Scene da un matrimonio&amp;#39; torner&amp;agrave; nella stagione principale 2009/2010 del teatro Verdi di Gorizia proprio in forza del premio vinto al Festival.Alessio Dalla Costa vince anche il premio come miglior attore &amp;ldquo;per aver padroneggiato un personaggio, quello di Johann, dai numerosi risvolti psicologici offrendo una presenza scenica ricca di tensione e coinvolgente, mentre Maura Pettorruso si aggiudica il riconoscimento come miglior attrice (ex aequo con Scilla Sticchi in &amp;#39;Il diavolo con le zinne&amp;#39;) &amp;ldquo;per aver dimostrato attraverso una recita appassionata una notevole presenza scenica ed una profonda espressivit&amp;agrave; del personaggi&amp;rdquo;.Ora la compagnia Oz-Emit Flesti attende il responso di un altro importantissimo festival nazionale, quello di Macerata: la giuria decider&amp;agrave; il prossimo 7 dicembre i vincitori.Rassegna stampa trentina: visualizza  (images/stories/emitflesti/stampa/scene/corrieretrentino29novembre2008.jpg) </description>
			<category>Notizie - Ultime</category>
			<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 18:49:31 +0100</pubDate>
		</item>
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