Corriere del Trentino – Corriere della Sera, 26
aprile 2009
“La morte e la fanciulla”
Scena e regia creano il pathos
La scena è bianca e asettica: materiali freddi
come tavoli da anatomopatologi o come cuori troppo raggelati ospitano le
esistenze barricate di Maria e Gerardo. La comunicazione è interrotta, nella
trasposizione futuribile di uno scenario democratico post-dittatura dominato
dalla distanza e dall’alienazione, ben rappresentato dal gigantesco schermo che
domina l’abitazione e alimenta il distacco umano, imponendo un filtro
impermeabile all’incontro. Così si presenta la scena della trasposizione
teatrale del testo di Ariel Dorfman “La morte e la fanciulla” che il regista
Rocco Sestito ha voluto per la nuova coproduzione Oz-Emit Flesti che ha
debuttato giovedì scorso al teatro Cuminetti quale ultimo appuntamento della
stagione Trento Oltre [...].
È una messa in scena “La morte e la fanciulla”
che, nel gelo visivo da obitorio e da ineffabilità ben espresso dalla scena e
dalle altre acute scelte registiche, forse richiederebbe un crescendo da parte
degli attori per quanto riguarda l’implosione e l’esplosione di interiorità
così lacerate, che non è stato manifestato appieno in questa prima. Il
carnefice invece, il dottor Roberto Randami interpretato credibilmente da un
Bruno Vanzo che sa trasmettere tutta l’ambiguità del personaggio, non si vede
mai fisicamente in scena: compare solo in quel gigante video che rappresenta la
stanza accanto, a sottolineare maggiormente l’impossibilità di stare, di nuovo,
dopo quanto è stato, fisicamente nella stessa stanza, nello stesso posto nel
mondo.
Claudia Gelmi
L'Adige, 26 aprile 2009
“La morte e la fanciulla”,uno spettacolo intenso
Si alza potente e tragica la musica di Schubert.
Invade il palcoscenico, incorniciato da leggeri teli bianchi. Bianchi come la
memoria che poco per volta si carica di ricordi e si rivela nella nudità di una
scena che, per rivivere il passato, ha bisogno di poche cose, un tavolo, delle
sedie. Ma soprattutto uno schermo, dal quale usciranno atroci verità. Questa la
cornice del nuovo lavoro, “La morte e la fanciulla”, di Ariel Dorfman, che le
compagnie Oz ed Emit Flesti hanno presentato in prima al teatro Cuminetti. Un
appuntamento atteso dopo i successi ottenuti con “Scene da un matrimonio” e che
ha confermato la qualità di un gruppo in grado di lavorare in significativa
sincronia sia sugli aspetti interpretativi che tecnici. L'allestimento ha
infatti messo in evidenza l'accurato studio dei particolari, il giusto e non
facile collegamento tra momenti teatrali e cinematografici, con l'intenso
apporto di linguaggi sia musicali che cromatici. Indicazioni di
professionalità, dunque, e non è poco, per un testo affascinante, aperto a varie
letture, che il regista Rocco Sestito ha voluto mettere in scena utilizzando
più strumenti e armonizzandoli fra loro grazie anche a intuizioni artistiche
che a teatro fanno la differenza [...].
Bella regia, dunque, avvalorata anche dalla
presenza di attori come Alessio Dalla Costa e Maura Pettorruso con i quali
Sestito aveva già lavorato con successo. Maura Pettorruso si è calata in un
ruolo adatto a lei per forza e intensità [...]. Giustamente più trattenuto e
più pacato Alessio Dalla Costa che ha disegnato con l'ormai riconosciuta
naturalezza la figura di Gerardo Escobar[...]. Calorosi gli applausi dal
numeroso pubblico per un lavoro il cui percorso non potrà che offrire ulteriori
prove di qualità.