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V.I.O.L.A.

V.I.O.L.A.

Drammaturgia di MAURA PETTORRUSO

Regia di MIRKO CORRADINI

 

Con

CINZIA SCOTTON

MAURA PETTORRUSO

ALESSIO DALLA COSTA

 

Disegno luci di GIANLUCA BOSIO

Realizzazione di MARCO PEGORETTI

Scenografie e costumi a cura di

ANDREA COPPI, FRANCESCA POSTINGHEL

Si ringrazia per la collaborazione EMILIO FRATTINI

una coproduzione SPAZIOOFF - ESTROTEATRO - EMIT FLESTI

Distribuzione TrentoSpettacoli – www.trentospettacoli.it

 

 

La violenza domestica.

La violenza di genere più nascosta e meno visibile a tutti.

Una violenza fra le mura di casa.

Una violenza subita da una donna su cinque in Italia.

 

Dieci centimetri di muro separano noi da un altro appartamento.

 

Uno spettacolo che vorremmo rappresentare in casa vostra, nella vostra cucina, sul vostro tavolo.

Per aprire gli occhi.

 

Una drammaturgia senza belle parole, tanto agghiacciante quanto quotidiana.

Non vogliamo stupire, vogliamo raccontare.

 

Un uomo e una donna, marito e moglie, vivono in una appartamento uguale a tanti altri.

Un appartamento che potrebbe essere il nostro. Preciso. Perfetto.

Nulla traspare, tutto è offuscato.

Eppure si sentono urla, colpi strani, fughe notturne.

 

Possiamo decidere di vedere, di capire e non fare nulla.

Possiamo decidere di vedere, di capire e aprire la nostra porta.

 

“Questa storia non è rassicurante. Non lo vuole essere.

È un grido di aiuto.

Spero che qualcuno lo senta.”

Ultimo aggiornamento ( lunedì 29 marzo 2010 )
 
La Morte e la Fanciulla

La trama

A quindici anni dalla caduta del regime dittatoriale di Pinochet, Paulina Salas cerca di liberarsi del ricordo pressante delle torture subite durante l'oppressione. Suo marito, Gerando Escobar viene nominato capo della commissione che si occuperà di indagare i crimini del regime di Pinochet.

Una notte, rientrando a casa, buca la ruota e trova aiuto in Roberto Miranda, un dottore che si presta di accompagnarlo a casa. E' l'inizio di un nuovo incubo. Paulina riconosce in Roberto il medico che l'aveva sottoposta ad atroci torture fisiche e psicologiche, il medico che ascoltava Schubert e conosceva Nietzsche.Le parti, carnefice-vittima, si invertono. Paulina imprigiona Roberto e chiede al marito di processarlo. Vuole una confessione precisa di tutti i suoi misfatti. Roberto nega e Gerardo si trova a combattere tra la giustizia personale e il bene pubblico di cui è rappresentante. Il tema indagato da Dorfman non si ferma semplicemente alla denuncia di un regime di oppressione e violazione dei diritti umani più basilari, ma si interroga su cosa voglia dire rinascita, ricostruzione, si domanda quale debba essere la strada corretta da perseguire perché un paese ferito duramente possa tornare a vivere nel tempo della civiltà e del rispetto.

Dorfman pone quesiti, spinge il pubblico a una riflessione ben più profonda del “non dimenticare”, cerca quali siano i sacrifici del “dopo” necessari per riportare i confini tra il lecito e l'illecito nella dimensione di una legislazione che non si ponga più al di sopra della vita e della morte.

L'autore

Ariel Dorfman (Buenos Aires, 1942) è uno scrittore cileno, rifugiato in Canada durante la dittatura di Pinochet. Autore di numerose opere di narrativa, teatro, poesia e saggistica, oltre che di film, insegna alla Duke University, North Carolina. Ha ottenuto molti riconoscimenti internazionali, tra i quali il Premio Olivier per la miglior opera teatrale con La morte e la fanciulla, e il premio Writers' Guild per la miglior sceneggiatura con Prisoners in time. I suoi libri più recenti sono The Nanny and the iceberg, un romanzo, e la biografia Heading south, looking north. Durante la dittatura di Pinochet, ha trascorso dieci anni in esilio. È Membro dell'Académie Universelle des Cultures.

Il testo teatrale “La morte e la fanciulla” è la sua opera più importante, rappresentata in tutto il mondo. Roman Polanski ne ha fatto nel 1995 un film con Sigourney Weaver, Ben Kingsley e Stuart Wilson.

 

La regia

E’ il 2020. Gerardo e Maria vivono in una casa tecnologicamente avanzata, così come possiamo immaginarci avvenga in un futuro non lontano: telecamere, schermi che controllano ogni angolo della casa. Ma Maria ha bisogno di qualcosa di più: una panic-room, una stanza nera, dove rifugiarsi quando gli orrori del passato tornano a sconvolgere la sua esistenza. Se nel testo originale di Dorfman l’azione si svolgeva nel Cile post-Pinochet, nel riadattamento OzEmitFlesti è il futuro dell'Italia che viene messo in discussione. La rilettura de La morte e la fanciulla in chiave “previdente” e non “in memoria di” consegna al testo di Dorfman un compito più elevato: non solo “non dimenticare” ma soprattutto un'attenta riflessione su quanto ciò che è stato possa ritornare, nel momento in cui la coscienza della nazione si assopisce. Se Roberto Randami, nel testo originale, rappresentava lo spettro della dittatura di Pinochet, il nuovo Roberto non ha un profilo definito nell'Italia del 2020, ma riflette le paure, le incertezze, gli agguati possibili nell'Italia di oggi, che designeranno il nostro futuro. Gerardo, il personaggio della “rinascita”, dello “sguardo oltre”, si dibatte in un difficile equilibrio tra giustizia pubblica e vendetta privata, arrivando, nella ricerca di una verità di intenti, ad immedesimarsi nella vittima (sua moglie Maria) e nel carnefice (Roberto Randami). La regia, nell’invertire e confondere i ruoli vittima-carnefice, pone l’accento sull’esistenza di entrambe le nature in ciascun animo umano: sono le condizioni sociali, l’indole personale, le costrizioni fisiche e psicologiche a rendere in ciascuno di noi prevalente l’una o l’altra faccia di una stessa medaglia.

 

 

Vedi alcune foto: 1 2 3 4 5 6 7 8

Scarica la scheda completa qui: La morte e la fanciulla

Ultimo aggiornamento ( lunedì 06 luglio 2009 )
 
La Morte e la Fanciulla: le critiche

Corriere del Trentino – Corriere della Sera, 26 aprile 2009

“La morte e la fanciulla”

Scena e regia creano il pathos

 

La scena è bianca e asettica: materiali freddi come tavoli da anatomopatologi o come cuori troppo raggelati ospitano le esistenze barricate di Maria e Gerardo. La comunicazione è interrotta, nella trasposizione futuribile di uno scenario democratico post-dittatura dominato dalla distanza e dall’alienazione, ben rappresentato dal gigantesco schermo che domina l’abitazione e alimenta il distacco umano, imponendo un filtro impermeabile all’incontro. Così si presenta la scena della trasposizione teatrale del testo di Ariel Dorfman “La morte e la fanciulla” che il regista Rocco Sestito ha voluto per la nuova coproduzione Oz-Emit Flesti che ha debuttato giovedì scorso al teatro Cuminetti quale ultimo appuntamento della stagione Trento Oltre [...].

È una messa in scena “La morte e la fanciulla” che, nel gelo visivo da obitorio e da ineffabilità ben espresso dalla scena e dalle altre acute scelte registiche, forse richiederebbe un crescendo da parte degli attori per quanto riguarda l’implosione e l’esplosione di interiorità così lacerate, che non è stato manifestato appieno in questa prima. Il carnefice invece, il dottor Roberto Randami interpretato credibilmente da un Bruno Vanzo che sa trasmettere tutta l’ambiguità del personaggio, non si vede mai fisicamente in scena: compare solo in quel gigante video che rappresenta la stanza accanto, a sottolineare maggiormente l’impossibilità di stare, di nuovo, dopo quanto è stato, fisicamente nella stessa stanza, nello stesso posto nel mondo.

Claudia Gelmi

 

L'Adige, 26 aprile 2009

“La morte e la fanciulla”,uno spettacolo intenso

Si alza potente e tragica la musica di Schubert. Invade il palcoscenico, incorniciato da leggeri teli bianchi. Bianchi come la memoria che poco per volta si carica di ricordi e si rivela nella nudità di una scena che, per rivivere il passato, ha bisogno di poche cose, un tavolo, delle sedie. Ma soprattutto uno schermo, dal quale usciranno atroci verità. Questa la cornice del nuovo lavoro, “La morte e la fanciulla”, di Ariel Dorfman, che le compagnie Oz ed Emit Flesti hanno presentato in prima al teatro Cuminetti. Un appuntamento atteso dopo i successi ottenuti con “Scene da un matrimonio” e che ha confermato la qualità di un gruppo in grado di lavorare in significativa sincronia sia sugli aspetti interpretativi che tecnici. L'allestimento ha infatti messo in evidenza l'accurato studio dei particolari, il giusto e non facile collegamento tra momenti teatrali e cinematografici, con l'intenso apporto di linguaggi sia musicali che cromatici. Indicazioni di professionalità, dunque, e non è poco, per un testo affascinante, aperto a varie letture, che il regista Rocco Sestito ha voluto mettere in scena utilizzando più strumenti e armonizzandoli fra loro grazie anche a intuizioni artistiche che a teatro fanno la differenza [...].

Bella regia, dunque, avvalorata anche dalla presenza di attori come Alessio Dalla Costa e Maura Pettorruso con i quali Sestito aveva già lavorato con successo. Maura Pettorruso si è calata in un ruolo adatto a lei per forza e intensità [...]. Giustamente più trattenuto e più pacato Alessio Dalla Costa che ha disegnato con l'ormai riconosciuta naturalezza la figura di Gerardo Escobar[...]. Calorosi gli applausi dal numeroso pubblico per un lavoro il cui percorso non potrà che offrire ulteriori prove di qualità.

Antonia Dalpiaz
Ultimo aggiornamento ( lunedì 06 luglio 2009 )
 
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